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Sull’indecifrabilità di noi stessi, in cinque tempi: raccogliere-sedimentare; comporre; inviare; ricevere e decifrare; condividere. Ogni emblema è una sedimentazione minima, crocevia tra l’io regnante che s’identifica con la propria testa, la propria corona, sta al centro del proprio impero dell’essere, e l’io vagabondo che s’identifica con i propri piedi e le proprie mani e non ha impero né centro, ma solo movimento e strade sempre diverse del fare e dell’andare.



C’è una piccola fotografa, il suo occhio innocente cattura pezzi di corpi, una bocca, due occhi, due mani che si avvicinano, due corpi distesi. I corpi richiedono parole per potersi connettere. Il mare dovrebbe sempre unire, non separare. In mare nessuno dovrebbe trovare la morte.
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